Una riflessione di Stefano Bertoldo, Product Manager di Coges.
Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario dell’ingresso di Stefano in Coges. Nel corso di questi tre decenni, ha assistito all’evoluzione del settore della distribuzione automatica, passando dai sistemi a gettoni e dai report manuali alle macchine connesse, ai pagamenti digitali e alle piattaforme di dati in tempo reale.
In questo articolo, Stefano fa una riflessione su ciò che è cambiato, su ciò che molte persone dimenticano dei primi tempi del cashless e su ciò che rimane immutato dopo 30 anni nel settore.
“Tre decenni nel vending ti danno una prospettiva. La tecnologia evolve rapidamente, ma le fondamenta sono spesso più stabili di quanto pensiamo”.
Dall’istinto al controllo basato sui dati
Quest’anno segna il mio trentesimo anno in Coges.
Quando ho iniziato nel 1995, i gestori prendevano decisioni come un tempo i piloti pilotavano gli aerei: gli strumenti davano una mano, ma era l’istinto a tenerti in vita.
Al tempo, l’unica vera fonte di informazioni era la visita alla macchina. I gestori vedevano i problemi con i propri occhi. Notavano gli schemi ricorrenti. Parlavano con i responsabili delle locazioni. L’esperienza guidava le decisioni.
Oggi il quadro è molto diverso.
Abbiamo dashboard, piattaforme di telemetria, dati sulle transazioni cashless, registri degli errori, schermi interattivi e visibilità delle prestazioni in tempo reale. Le informazioni sono immediate. Le decisioni sono più rapide e precise.
Ma la sfida non è scomparsa, si è semplicemente spostata.
Ora si tratta di abbinare l’esperienza umana alla portata e all’obiettività delle informazioni digitali. I dati da soli non bastano. Anche l’esperienza da sola non è più sufficiente. Il controllo deriva dall’uso di entrambi.

La realtà iniziale dell’adozione del cashless
Un dettaglio che spesso viene dimenticato è come sono realmente iniziati i pagamenti cashless.
Non sono stati guidati da una strategia digitale. Sono iniziati con una carenza di monete.
In Italia, negli anni ’70, la mancanza di monete ha creato un grave problema operativo. I distributori automatici erano pieni ma inutilizzabili. I clienti non potevano farne conto per comprare un caffè. I gestori erano forzati a improvvisare.
I gettoni e i primi sistemi di pagamento cashless sono diventati soluzioni funzionali a un problema che influiva sulle entrate giornaliere. Le persone li adottarono perché funzionavano.
Una volta che il comportamento dei clienti cambia, l’industria segue.
Anche Coges ha seguito questo cambiamento. I sistemi a circuito chiuso come MyKey si sono affermati sul mercato italiano perché hanno risolto un problema operativo concreto. Nel corso del tempo, sono diventati anche strumenti per gestire i benefit, controllare i consumi e semplificare la contabilità interna, in particolare negli ambienti di lavoro.
L’origine era la necessità funzionale, non l’innovazione fine a se stessa.
Un aspetto di cui i fornitori di tecnologia parlano raramente
Ogni nuovo metodo o funzione di pagamento porta dei vantaggi, ma porta anche complessità.
Ogni componente aggiuntiva deve essere integrata nelle macchine esistenti. Deve rimanere compatibile con diverse generazioni di hardware. Deve essere supportata nel tempo. E deve funzionare in modo affidabile in condizioni di funzionamento reali.
Questi costi non sono sempre visibili al momento del lancio.
Emergono nel funzionamento quotidiano: nelle chiamate di assistenza, negli aggiornamenti di sistema, nel supporto tecnico e nella formazione dei gestori. L’impatto non è solo finanziario. Influisce sul tempo, sull’efficienza e, in ultima analisi, sull’esperienza sia dei gestori che degli utenti finali.
La tecnologia deve funzionare in modo coerente, non solo impressionare durante la presentazione.
Cosa non è cambiato
Tre decenni ti consentono una certa distanza.
E da quella prospettiva, un elemento rimane costante: l’affidabilità.
La tecnologia si evolve. Gli standard di pagamento cambiano. I dati diventano più accessibili. La connettività viene data per scontata.
Ma i gestori continuano a dipendere da sistemi che funzionano ogni giorno senza interruzioni.
L’affidabilità – nell’hardware, nel software e nelle persone – rimane il fondamento di questo settore.
Sono grato per le sfide, i cicli di innovazione e i colleghi e partner con cui ho lavorato nel corso degli anni. Il vending non è mai stato solo una questione di macchine o prodotti. È un mondo che continua ad adattarsi, plasmato sia dalle realtà operative che dal progresso tecnologico.
E la responsabilità di costruire soluzioni durature non è cambiata.